Se è vero che ogni posto ha un’anima, Porto Selvaggio ha quella di Renata Fonte, un’anima immensa e coraggiosa che ha lottato in nome della bellezza per sé e per tutti noi, anche a costo della vita.

Ci sono luoghi al mondo capaci di raccontare un sogno, conquistano così tanto da far perdere la concezione del tempo e dello spazio, un po’ come l’amore a prima vista. Succede anche non troppo lontano da casa nostra, per esempio a Porto Selvaggio, nel cuore del Salento.

Chi arriva qui si innamora perdutamente del paesaggio circondato da secolari pini di Aleppo, incastonato nella roccia a picco sulla scogliera che lambisce il mare cristallino, scaldato dal tepore del sole; o s’incanta nel contemplare un cielo azzurro intenso, luminoso, pervaso dall’odore della macchia mediterranea in cui si diffondono i profumi di mirto, lentisco e rosmarino, che avvolgono corpo e spirito. Qui la natura sembra aver dato sapienti pennellate a una distesa d’acqua salata, aver posato sfumature lucenti, blu e verdi, in grado di togliere il fiato.

 

In posti come questo si può sentire l’ineffabile energia di chi ha profuso il proprio impegno per salvaguardarli dall’irresponsabilità della speculazione edilizia, di chi, con il suo sacrificio, ha donato a tutti una delle dieci spiagge più belle e fotografate d’Italia. Lì dove mare e cielo si sfiorano al confine di un lembo di terra, infatti, rivive in tutta la sua totalità lo spirito libero e battagliero di Renata Fonte.

È grazie a lei se questo luogo non solo mantiene intonso il suo fascino selvatico, ma è anche una tra le dieci spiagge più belle e “social” d’Italia, con numerosi post dedicati su Instagram; secondo un recente articolo de “La Repubblica”, che riporta il sondaggio di “Holidu” (motore di ricerca per i luoghi di villeggiatura più gettonati), è infatti presente al terzo posto. Già nel 2016 il quotidiano inglese “The Telegraph” aveva indicato Porto Selvaggio tra i 21 luoghi consigliati d’Italia e a due anni di distanza ecco una riconferma.

 

Del resto non potrebbe essere altrimenti. Porto Selvaggio offre insenature incontaminate, grotte marine esterne e subacquee, passeggiate tra boschi e specie botaniche spontanee, oltre a quelle tipiche della macchia mediterranea;
nonché un distretto paleolitico di rilevanza continentale per la presenza di ben otto siti archeologici frequentati per migliaia di anni da gruppi neandertaliani fino a quando, circa 45.000 anni fa, in cinque di queste grotte si stabilì Homo sapiens con gli aspetti culturali noti come Uluzziano.
Proprio da uno delle grotte che si aprono sulla Baia di Uluzzo, Grotta del Cavallo, provengono i più antichi resti fossili di Homo sapiens d’Europa.

Altro insediamento preistorico dell’area di Porto Selvaggio è Palude del Capitano, nello specifico Serra Cicora, che presenta reperti del primo neolitico a ceramica impressa e una necropoli del V millennio a.C. In località Frascone, inoltre, è ubicato un antico villaggio di pescatori, probabilmente di età romana imperiale, risalente al I sec. a.C.
I reperti provenienti da tutti i siti archeologici del Parco di Portoselvaggio sono oggi esposti e studiati nel Museo della Preistoria di Nardò e nel Museo del Mare antico.

 

Quanto a specie floreali e faunistiche, quest’oasi ospita cardellini, verdoni, fringuelli, rettili come biacchi, ramarri, lucertole, inoltre volpi, donnole, e ricci; numerose sono le piante, tra cui cespugli di cisto, finocchio marino, capperi, mirto, carrubi, olivastri, praterie di salicornia (o asparago di mare) e altre tipiche erbe aromatiche. Ma soprattutto, qui cresce spontanea una particolare orchidea selvatica, alla quale è stato dato il nome di Renata Fonte.

Un fenomeno raro e fortemente tipico di questa zona sono poi le spundurate, formazioni carsiche costituite da doline, piccole conche generate dal progressivo sciogliersi del carbonato di calcio, che caratterizza le falde rocciose di questa scogliera.
Quanto alle specie marine, svariate sono quelle presenti soprattutto nella Grotta delle Corvine, la più spettacolare per dimensioni. Essa si trova a 12 metri di profondità e superato l’ampio imbocco presenta un tunnel di 10 metri dalla volta a botte, che ricorda per dimensioni una galleria autostradale; quest’ultimo introduce a una sala ancora più ampia con ambienti emersi, nei quali sono presenti stalattiti e colate calcitiche. Le specie biologiche qui rinvenute sono 196, due delle quali sconosciute. Si tratta, dunque, di una vera e propria esperienza irrinunciabile per gli amanti delle esplorazioni in immersione.

 

Porto Selvaggio offre così diverse alternative, dal trekking, al kayak, al diving, dai siti d’interesse culturale a quelli per naturisti, sino al semplice bagno rilassante nelle acque cilestrine dello Ionio; senza però scordarsi di passare dal Belvedere nei pressi di Torre dell’Alto, una delle torri di avvistamento presenti in quel tratto di costa, dove una targa in legno commemora la sua “nume tutelare” Renata Fonte, recando anche alcune parole, poetiche e premonitrici, estratte da uno dei suoi scritti: “Qualcuno ha fatto tacere la mia voce… ma c’è ancora in sottofondo un motivo di poche note, un ritornello struggente che esce da qualche angolo del mio animo e che è il tema musicale di tutto quello che ho dentro.”

Ringrazio per questo articolo la preziosa collaborazione di Cosimo Natalizio, Ilaria Ferramosca e Mauro Palano per le sue splendide foto e per il suo omaggio a Renata Fonte